La ricerca subordinata al profitto – Nestlé e il finanziamento alle Università

La ricerca subordinata al profitto – Nestlé e il finanziamento alle Università

Pubblicato il 25 novembre 2009, da in News dal mondo

La Nestlè, la maggiore multinazionale agro-alimentare del mondo con un fatturato di circa 51 Miliardi di dollari, si è aggiudicata una bella fetta della ricerca e della formazione universitaria del nostro paese.

Il 27 aprile 2009 presso la sede della Conferenza Rettori delle università italiane (CRUI) è stato presentato ufficialmente il “progetto Axia”. Per la prima volta il collegio nazionale dei rettori stringe una partnership finalizzata alla ricerca con la più importante multinazionale alimentare. Nestlè finanzia direttamente quattro progetti, tre nell’’area alimentazione ed uno nell’’area sostenibilità, con un investimento complessivo di circa 1 Milione di euro.

  • Il primo progetto Nestlè s’intitola “I principi di sostenibilità: dai valori dichiarati ai comportamenti di consumo alimentare. Analisi del ruolo dei media nella costruzione e diffusione della rappresentazione sociale della sostenibilità”. Il progetto vede impegnate la Statale di Milano, lo Iulm, l’’università di Catania, di Pavia e quella di Palermo. Ci si pone l’’obiettivo di individuare i modi più efficaci per passare il messaggio pubblicitario, in particolare ponendo l’’accento sulla sostenibilità e il significato che danno al termine le masse.
  • Il secondo invece è denominato “La reputazione dei cibi nei processi di decisione di consumo alimentare”. Lo studio è perciò volto a “tracciare la relazione sussistente tra tipi di prodotto alimentare, cornice decisionale e decisore” e vede impegnata La Sapienza di Roma.
  • Il terzo progetto, che verrà realizzato nel corso del prossimo biennio dall’Università Federico II di Napoli, è chiamato “Nuovi materiali polimerici per l’’imballaggio rigido e flessibile”.
  • L’ultimo progetto, invece, sul tema della sostenibilità, verrà sviluppato dall’Università di Milano Bicocca, l’’Università di Firenze e la Federico II di Napoli.

Il perché della scelta di Nestlè di finanziare proprio questi progetti è presto detto: la multinazionale svizzera sta ancora pagando lo scotto “per le sue pratiche commerciali irresponsabili messe in atto trent’’anni fa o più con la vendita di latte in polvere nei paesi africani”, come dice il professore di strategia commerciale Davide Ravasi. A ciò vanno ad aggiungersi le accuse più disparate collezionate da Nestlè in questi ultimi anni. Nel luglio 2005, insieme ha Archer Daniels (ADM) e Cargill, la multinazionale è stata accusata dall’’International Labor Rights Fund di traffico di bambini, torture e lavoro forzato. Così scrive Elisabetta Tramonto, caporedattrice di “Valori”: “il rapporto parla di 12.000 bambini ridotti in stato di schiavitù nelle piantagioni di cacao della Costa d’Avorio, 284.000 quelli che usano il machete e 153.000 quelli che usano pesticidi senza protezione. Numerosi anche i casi di denuncia di violazione dei diritti dei lavoratori, in particolare in Colombia e nelle Filippine.

Nel marzo 2009, per la prima volta nella sua storia, Nestlè ha perso una causa in Italia. Il Codacons Sicilia aveva accusato la multinazionale di aver utilizzato un inchiostro intossicante nelle confezioni di latte e yoghurt. L’Arpa – Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale della Regione Marche- il 22 settembre 2005 sequestrò i prodotti e li analizzò. A quasi quattro anni di distanza, i risultati inchiodano la Nestlè: quelle confezioni TetraPack contengono “tracce di un componente chimico, identificato come IsopropilThioXantone (ITX), utilizzato come fotoiniziatore di inchiostri nella fabbricazione di imballaggi” (Corriere della Sera, 2 marzo 2009). In sostanza, quel latte è alterato.

Il progetto Axia nasce dalla necessità della Nestlè di riscattare la propria immagine aziendale, dopo gli scandali che l’’hanno vista protagonista nella vendita del latte in polvere alterato ai paesi africani e in Italia.

Inoltre il progetto Axia rappresenta la punta di lancia per il completo asservimento della ricerca e della didattica alle esigenze di massimizzazione del profitto del privato di turno, questa volta è toccato alla Nestlè, ma sulla base delle leggi attuali (L. 133) e degli ultimi disegni di legge ormai il privato diventa integrato all’’attuale sistema universitario.

Noi siamo dell’’idea che il principale obiettivo della ricerca dovrebbe essere quello di porre la conoscenza, la cultura e l’ingegno al servizio della società al fine di migliorare lo stato di cose attuale; ovvero far sì che tali conoscenze si pongano da base e strumento per un cambiamento culturale, sociale e politico che possa contribuire ad implementare le condizioni e le possibilità di vita dell’’intero corpo sociale, ed in particolar modo di coloro i quali si trovano in condizioni di svantaggio e marginalità.

Tali prerogative vengono invece svilite e subordinate a sporche logiche di profitto che intendo la ricerca e la cultura come strumenti per la realizzazione di interessi particolari. Relegando la ricerca a misere logiche aziendali, questa perde il suo carattere di bene sociale per divenire un mezzo nelle mani di pochi, in quanto ne viene minata l’’indipendenza e l’’autonomia che dovrebbe essere garanzia delle sue prerogative sociali.

Il fatto che la Nestlè finanzi una considerevole parte della ricerca italiana non ci può far certo dormire sogni tranquilli circa il futuro delle nostre università, ma del resto non ci meraviglia neanche, in quanto tutto ciò è in linea con le politiche dell’’attuale governo e dei precedenti, che vogliono la privatizzazione dell’’università e la definitiva subordinazione della cultura e del sapere agli interessi della classe politica dominante. Cercando di omologare, in questo modo, le nostre menti ad un unico modello culturale totalizzante che santifica il privato e ragiona solo in termini aziendali, dimenticando che l’’università, la ricerca e la cultura sono dei beni pubblici che in quanto tali vanno tutelati da qualunque intromissione che ne voglia strumentalizzare la natura, perché sono le basi per una qualsiasi possibilità di cambiamento sociale reale!!!!!!

Fonti:

da Rete Studenti Salerno

dal sito Nestlé

dal sito CRUI (Rettori Università)

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2 Commenti a “La ricerca subordinata al profitto – Nestlé e il finanziamento alle Università”

  1. Enza

    26 novembre 2009

    Un nome, una garanzia ???!!!

  2. Francesca

    28 novembre 2009

    Purtroppo le università non sono in condizione di rifiutare finanziamenti dall’industria, dati gli irrisori fondi pubblici…come non approfittarne…? Si prevedono tempi bui…

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